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Recensioni

“[…] sia che sciolga sulla tastiera gli incanti di un notturno chopiniano o penetri l’ampia struttura della Sonata lisztiana oppure riunisca dal podio le fila aggrumate della Sinfonia dal “Nuovo mondo” di Dvorák, si coglie subito l’obiettivo primo del suo far musica che è appunto quello di non innalzare perfette e compiaciute architetture sonore ma soprattutto di animare un tipo di eloquenza tutta musicale”
(G.P. Minardi – La Gazzetta di Parma)  


“Ma l’esperimento di eseguire il concerto in mi min. di Chopin nel duplice ruolo di pianista e direttore è riuscito in pieno grazie alla straordinaria musicalità e alla costante comunicatività, tesa al massimo livello di Kazimierz Morski: il suo pianismo infine, è di altissima classe per la perfezione tecnica pienamente fusa con una ricchezza di toni e di colori che è patrimonio solo dei grandi interpreti. Il suo tocco di quelli che sanno provocare i brividi anche all’ascoltatore meno sensibile”

Morski è ritornato a Parma, eseguendo il III Concerto per pf. e orchestra di Rachmaninov: “Chi abbia avuto modo di ascoltare un vecchio disco con lo stesso Rachmaninov al pianoforte avrà potuto cogliere la qualità musicale di questa interpretazione”  


 
Per i due Concerti di F. Liszt eseguiti da Morski nel doppio ruolo:
“[…] la musicalità di Morski ha potuto espandersi con quella forza comunicativa che sempre gli abbiamo riconosciuto, senza che la non certo comoda situazione nel doppio ruolo – forse è la prima volta nella storia che i Concerti lisztiani vengono così offerti - sembrasse agire da limite; si potrebbe addirittura dire che la convergenza di direttore ed interprete solista in un’unica persona dava più rilevato risalto all’idea formale che contrassegna questi Concerti con uno spicco di novità […]; comunque un modo per ascoltare queste opere non soltanto dalla parte del pianista[…] ma in quell’ottica sinfonica che appartiene al Liszt più acceso e più nuovo”
(G.P. Minardi)


“Con Morski è stato il vero approccio al mondo chopiniano… per l’adesione fulminante del pianista alla pagina, focalizzazione di un istinto che, in questo caso, si fa infallibile. E’ quello stesso modo che, se volessimo trovare radici in un passato interpretativo, contraddistingue per altri versi il grandi Sofroniski”
(S. Garbato)


  “Morski: un capofila del pianismo polacco. […] L’illuminante prestazione del pianista ha trovato ancora momenti esaltanti nell’estasi e nella fierezza di quattro Mazurke e in una memorabile interpretazione della sonata op.35”
(E. Valente – L’Unità, Roma)


“E’ dal tempo di Stompka e di Benedetti Michelangeli che non ascoltavamo Mazurke così nitide eppure così complesse […]. Analogo discorso si dovrebbe fare per i tre Studi op.25 e per la Sonata in si bem. Min alla quale Morski ha prestato suoni di una nostalgia così vera ma anche così controllata da lasciare stupefatti. Tralasciamo, ovviamente, il riferimento alla tecnica, lucidissima e precisa, perché i problemi tecnici, in uno che affronta consapevolmente e comunica ben altra sostanza, si danno per scontati”
(M. Zurletti – La Repubblica, Roma)  


“Il pianismo di Morski è trascinante: la tecnica è pulitissima, il suono intenso, capace di nuances diverse, dal pianissimo più sognante allo sforzato quasi aggressivo. […] Ne risulta una esecuzione vigorosa ma limpida, “sinfonica” ma nel contempo analitica, quasi alla Boulez: Beethoven e Chopin appaiono così severi nella forma complessiva, ma con momenti di commozione e di abbandono nei tempi lenti”
(G. La Face Bianconi - Amadeus, Milano)